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L’AMARANTO BECCOBLU
(e note sull’allevamento degli amaranti in genere)

Articolo di Andrea Miraval - Foto tratte dal Web

Vi è un intervallo temporale di circa 20 anni tra i due fatti che mi hanno spinto a scrivere questo articolo.

Primo fatto: ero studente universitario e qualche domenica di primavera ero uso inforcare la bicicletta e farmi un giro in Piazza Duomo a Milano. I negozi erano chiusi ma, prospiciente il Palazzo Reale, c’era una cosa che da anni sembra scomparsa, insieme a tante altre cose del resto. Il mercatino delle piante e degli uccelli. Ovviamente, inutile dirlo, non ci andavo per le piante! File di bancarelle offrivano i primi fiori di stagione ed ovviamente, centralmente l’una in faccia all’altra, c’erano due bancarelle con stipati gabbioni e gabbiette, dall’igiene approssimativa ma che spesso contenevano qualche rarità ornitologica. La primavera si apriva infatti all’epoca con i primi battaglioni di tristi schiavetti esotici in arrivo da Africa ed Asia. Non rimpiango, a dire il vero, quel commercio ed in fondo sono contento sia finito. Non lo rimpiango anche se, ipocritamente, senz’altro l’ho favorito, acquistando per anni le coppiette di astrildidi africani per le mie prime volierotte. Ma non è questo il luogo per disquisire su tali argomenti. Quella mattina di inizio primavera il gabbione centrale conteneva i soliti Amaranti del Senegal (Lagonosticta Senegala), rossissimi i maschietti (ed in genere più numerosi), marroncine le femminucce. Ne avevo già una coppia da due anni (con il maschio un po’ meno rosso di questi, fatto normale in gabbia per questi esotici) e non mi interessavano, ma…. ecco ce n’era uno diverso. Se ne stava un po’ in disparte, decisamente più timido, dalla colorazione più violacea, vinacea la definirei, una quantità di puntini laterali più definiti e una colorazione del dorso tendente al marroncino. La sua caratteristica più appariscente era però il becco, più lungo arcuato e dalla colorazione grigio-bluastra, uniforme, molto diverso da quello rossastro, e con striscia centro-dorsale scuretta nella valva superiore, del maschio del Senegal.
Faccio al commerciante: “Cos’è questo?”
“Amaranti del Senegal”
“No, no questo qui!”, indicandoglielo. Mi guarda come fossi un cerebroleso.
“Un amaranto maschio”
“Ma non vede che è diverso?”, lo guarda un attimo, poi mi mostra un sorriso di sufficienza.
“Vedi, ragazzo, anche loro sono come noi, mica sono tutti uguali!”
“Ma non è un amaranto questo!”
“Insomma lo vuoi o no?”. Questa conversazione demenziale in cui entrambi in fondo avevamo ragione si interruppe con il mio portafogli aperto (costava poco), il solito sbattere fenetico d’ali mentre la mano grassoccia del venditore acchiappava a colpo sicuro il malcapitato (mi sono sempre chiesto come facessero a prenderli con tale sicurezza questi commercianti, io che devo, ancora oggi dopo 25 anni, spegnere la luce e ci riesco solo dopo diversi tentativi!), la solita scatoletta. Tornando a casa, mentre pedalavo, rimuginavo su cosa potesse essere quella strana creatura, giungendo alla conclusione che fosse un Amaranto Fiammante (Hypargos Niveoguttatus), specie piuttosto introvabile già allora e che non avevo, evidentemente mai visto. Cavolo che affare, mi dicevo (l’Amaranto Fiammante costava già tanto all’epoca). Arrivo a casa, lo libero nel gabbione e lui scompare in un cespo di rampicanti di plastica. Consulto i pochi libri che avevo e comprendo che non è un Amaranto Fiammante….. che delusione! Non sapendo cosa sia gli do un nome che è un programma: 
Mister X. 
Passa qualche giorno e una domenica mattina mi risveglio per una strana sinfonia cinguettante proveniente da fuori. Un canto fatto di trilli, gorgheggi, acuti, molto variato e affascinante. Ci metto poco capire che proveniva dal gabbione. Era Mister X che, sempre nel folto del piccolo macchione di plastica, gorgheggiava come un indemoniato. Mai sentito nulla del genere in un Astrilde! Certo, per chi alleva canarini e fringillidi, questi gorgheggi appariranno senz’altro stridenti in qualche passo e magari con minore melodia d’assieme, ma qui, cari canaricoltori e fringillicoltori, si parla di Astrildidi, uccellini tanto vivaci nei colori, quanto poveri e talvolta quasi impercettibili nel canto. Questo Mister X, ed anche il cordon blu a dire il vero, faceva eccezione, specialmente se comparato col suo congenere più comune, l’Amaranto del Senegal che quanto a trilli e lazzi è davvero piuttosto limitato. Mister X mi gorgheggiò per 5 anni, rimase sempre in solitaria attesa di una femmina (che non riuscii a trovare) e nemmeno si filò più di tanto la splendida femminuccia del Senegal che con cui provai ad accoppiarlo (la quale, a dire il vero, nemmeno si rammaricò più di tanto, innamorandosi anzi perdutamente del maschio di Senegal, potendo questi quindi disporre per qualche tempo di un piccolo harem tutto sommato in armonia). Mister X continuò a cantare in solitaria, donandomi ogni mattina scorci sonori d’Africa, ma facendomi provare anche un po’ di tristezza verso questo single senza speranze!

Mister X però non rimase per me un mistero ornitologico a lungo. Da descrizioni e qualche rara foto, capii qualche tempo dopo che era un Amaranto Beccoblu (Lagonosticta Rubricata).

Secondo fatto: Mondiali di Ornitologia di Piacenza, Gennaio 2009. Girovagando fra le sterminate serie di gabbie della stupenda mostra vedo, dopo 20 anni, proprio un notevole esemplare di Amaranto Beccoblu maschio! Mi informo e scopro che c’è qualcuno che li alleva. Insomma non è scomparso, come pensavo.

TASSONOMIA:
L’amaranto beccoblu appartiene a quel’ordinamento di Astrildidi africani ascritti al Genere Lagonosticta, i cosiddetti “veri” Amaranto, per contraddistinguerli da altri Astrildi che, in italiano, assumono lo stesso nome volgare, pur appartenendo a generi differenti (e filogeneticamente anche piuttosto lontani), quali Hypargos e Clytospiza. I Lagonosticta raggruppano 9 specie, invero molto simili fra loro tranne due: l’Amaranto bruno (Lagonosticta nitidula) e l’Amaranto mascherato (Lagonosticta larvata). Tutte le altre 7 specie presentano qualche caratteristica morfologica distinta, ma sono assai di più quelle che li accomunano:

Netto dimorfismo sessuale (tranne una specie, l’Amaranto Dorsogrigio – Lagonosticta virata), con i maschi intensamente colorati, in modo uniforme (o quasi), di un acceso e stupendo colore rosso amaranto, con gradazioni differenti a seconda della specie e femmine di colore marroncino-bruno o rosato (come nel caso del nostro rubricata) ed in cui la stessa colorazione del maschio è limitata, semmai, solo alle redini.
Presenza di spot minutissimi sui fianchi e talvolta ai lati del petto in entrambi i sessi, ma più nitidamente visibili, in quanto più contrastati, nei maschi.
Grande socievolezza sia intraspecifica che interspecifica. In natura gli Amaranti del Senegal, gli unici che ho osservato, non formano però grandi stormi erratici, vere e propri bande come ad esempio i Becchi di Corallo, ma li si trova generalmente in coppia o al limite in gruppetti di 4-5 esemplari. Ciò nonostante dimostrano grande confidenza, sia verso l’uomo (meno il rubricata come vedremo) sia verso altri uccelletti nelle loro vicinanze.

L’Amaranto becco blu si distingue dall’Amaranto del Senegal per il becco bluastro, e in proporzione più lunghetto, per la tonalità più scura del piumaggio, perché i maschi presentano ventre e sottocoda neri e perché, infine, le femmine, come detto, sono molto più simili ai rispettivi maschi di quelle del Senegal (rosate le prime, marroncine le seconde). Può essere confuso facilmente con l’Amaranto becconero (Lagonosticta rara), l’altra specie con cui convive territorio ed in parte habitat, ma se ne distingue per la colorazione differente della femmina (che ha la testa grigiastra), per l’assenza di spot laterali nel maschio e la differente colorazione del becco. Vi è una specie, il cosiddetto Amaranto Dorsogrigio o di Kuli Kori (Lagonosticta Virata) i cui maschi sono estremamente simili ai rubricata (col dorso grigiastro anziché marroncino) con però le femmine maggiormente colorate al punto, in qualche sottospecie, da essere praticamente indistinguibili dai rispettivi maschi. Comunque le somiglianze di insieme col rubricata sono notevoli a tal punto che alcuni autori li ascrivono alla medesima specie, abbassandoli quindi al rango di sottospecie. Non c’è comunque alcun problema a distinguerli né in Natura né in gabbia. L’amaranto dorsogrigio abita un territorio differente e molto limitato (in Mali) e, a causa proprio della limitatezza del suo habitat, è stato importato solo accidentalmente.

DIFFUSIONE IN NATURA, HABITAT, COMPORTAMENTO: 
L’amaranto beccoblu è, dopo quello del Senegal, l’amaranto più diffuso in Africa dal Mozambico fino alla Guinea-Bissau e al Mali, attraversando per intero l’Africa Centrale, tranne la fascia più spiccatamente forestale, con diverse sottospecie, di cui non sto a descrivervi perché c’è da farsi girare la testa! Dico soltanto che probabilmente la sottospecie più importata, forse l’unica, è probabilmente la polionota propria dell’Africa Occidentale (il fatto poi che la maggior parte delle esportazioni di uccelli africani provenisse proprio da lì ne è un’ulteriore conferma).

Se il territorio è in gran parte sovrapponibile con quello dell’Amaranto del Senegal (tranne appunto in Senegal dove il nostro è occasionale) e in piccola parte con quello dell’Amaranto becconero, l’habitat è differente. L’amaranto beccoblu è meno antropizzato di quello del Senegal, che ormai, dove risiede è probabilmente l’uccelletto più facilmente fotografabile dai turisti, talmente è confidente.

(piccola parentesi, divertente credo: nell’eco-lodge dove mi sono fatto le vacanze di Natale in Gambia , c’era un maschio di Senegal che era una sorta di puntualissimo ospite del ristorante. Ogni colazione o pranzo, quando il cuoco spentolava insomma, lui era lì davanti ai gradini di accesso della cucina, in attesa di qualche briciolina, o di entrarvi alla minima assenza del cuoco medesimo.

Ecco l’amaranto beccoblu non lo troverete mai vicino a una cucina! Infatti lui ama gli habitat più selvaggi, ai margini delle foreste o in savana boschiva. Peraltro ogni tanto si avvicina ai villaggi dove è pure abbastanza conosciuto. Anche il suo comportamento è più schivo, e se lo trovi per strada mentre beccuzza qualche semenza, puoi star sicuro che è vicino ad un cespuglio dove prontamente rifugiarsi non appena ti vede. Il canto del maschio, come detto in precedenza, è pure diverso da quello del Senegal, molto più vario ed armonioso, caratteristica questa dovuta appunto dal prediligere habitat più silvani, cespugliosi, dove il suo bellissimo vestitino carminio non è condizione sufficiente ad attrarre una femmina e difendere il territorio, dato che risulta appunto meno visibile a causa delle frasche.

Per il resto ha comportamento simile al Senegal con cui talvolta lo si trova assieme, anche se soprattutto con il becconero forma piccoli gruppi interspecifici.

ALLOGGIO, COMPATIBILITA’, RIPRODUZIONE: 
Ve lo confesso, l’Amaranto beccoblu è per me anche una piccola scusa per parlare degli amaranti in genere, soprattutto relativamente alla loro riproduzione in cattività. Ho dedicato questo piccolo articolo a lui e non al più comune Senegal, perché, mio parere personale, l’Amaranto Beccoblu è la specie più bella tra quelle reperibili, in cui anche la femmina risulta decisamente attraente, ha il canto più variato e….forse anche per una forma di affetto per il mio vecchio Mister X! In effetti tre sono le specie che sono state con una certa regolarità importate in Italia e tutte, guarda caso, provenienti dall’Africa Occidentale:

l’Amaranto del Senegal
l’Amaranto beccoblu
l’Amaranto becconero

Altre sono state o sono allevate, quali l’Amaranto Mascherato (soprattutto in Nord Europa) per la sua incomparabile bellezza ed unicità nel “mondo degli Amaranto”. Ma in Italia le suddette tre sono state senz’altro le più comuni, anche se la prima da sola ha rappresentato probabilmente più del 95% degli individui importati (e la seconda, aggiungo, quasi il restante 5 da sola). 
L’ordine è anche relativo alle difficoltà riproduttive, in cui il Senegal è la più facile, il beccoblu leggermente più difficile ed il becconero adatto solo ad allevatori esperti.

Per il resto le specie per mantenimento risultano piuttosto simili e non vorrei soffermarmici troppo sopra, rimandando a chi vuole saperne di più ai testi specialistici.

Il punto che vorrei affrontare è appunto la riproduzione, il vero tallone d’Achille di queste specie. Ho raccolto 4 esperienze, più la mia che fanno 5. Le conclusioni a cui sono giunto è che l’amaranto non è una specie difficile da allevare (soprattutto le prime due). Robusto, longevo (le femmine però sono molto soggette alla ritenzione dell’uovo), abbisogna di un’alimentazione di sostentamento minimale, pacifico, adatto alla coabitazione con altre specie di astrildidi (forse la convivenza amaranto-cordon-blu è quella che crea maggiori difficoltà, le specie non sembrano amarsi molto da quello che ho notato), depone facilmente ed altrettanto facilmente, se non troppo disturbato, alleva i pulli. Io ho detenuto per 20 anni Amaranti del Senegal e sempre a più riprese ogni anno mi hanno fatto uova, covato, allevato. Ed allora perché oggi gli amaranto, dopo il blocco importativo, sono così difficili da trovare? Beh perché non ho ancora detto il quarto step: ….fatto uova, covato, allevato….ed i pulli morti tra il 4° ed il 7° giorno scaraventati giù dal nido! Eccolo il tallone d’Achille di queste specie: l’alimentazione durante l’imbecco dei pulli. Solo questo problema, ma sufficiente ovviamente ad avere fatto quasi scomparire queste specie dal mondo dell’ornicoltura. Peraltro scomparire è una parola grossa. Fra i vari astrildidi africani candidati a ricomparire, si spera a breve, come soggetti di allevamento nelle fiere espositive, gli amaranti sono in pole-position, insieme ai cordon blu (Uraginhtus Bengalus) e ventre arancio (Amandava Subflava).

Dicevo che ho raccolto 4 esperienze per capire come fare a superare questo problema. Due sul web, di cui vi allego i link:

1) è un bell’articolo di una coppia di allevatori australiani: Graham e Leonie Bull http://www.aussiefinchbreeder.com/Ruddy.htm 
Tipologia: voliera all’aperto e purezza
Specie allevata: Amaranto del Senegal.

2) Altro articolo di un allevatore portoghese: Joao Boto. 
http://www.finchaviary.com/Birds/Firefinches_in_Portugal.pdf 
Tipologia: voliera all’aperto e purezza
Specie allevate: Amaranto del Senegal, Amaranto beccoblu, Amaranto becconero (di cui però non si hanno avuti successi riproduttivi).

…e due mediante contatto diretto (le persone citate mi hanno autorizzato entrambi a pubblicare le loro esperienze):

3) Esperienza di Gino Pieretti (Perugia). 
Tipologia: gabbie e balie (passeri del Giappone)
Specie trattate: Amaranto del Senegal, Amaranto beccoblu (nessun successo riproduttivo per morte delle femmine una volta trovato il maschio!), Amaranto becconero (che è riuscito a deporre, le uova erano feconde, ma i pulli non sono nati).

4) Esperienza di Paola Falchi (Livorno).
Tipologia: voliere all’aperto e purezza.
Specie allevata: Amaranto del Senegal. Forse una dei pochissimi ad avere fatto in purezza l’Amaranto in Italia.

Vediamo in breve queste esperienze:

1) I signori Bull allevano gli amaranto in grandi voliere all’aperto, siamo in Australia, il clima è molto favorevole per questi Astrildidi. Nessuna plantumazione dalle foto. Questo a mio parere può andare bene per i Senegal ma non per gli altri due, sicuramente più forastici. I nidi vengono forniti alle coppie, di dimensioni leggermente superiori a quelli di vimini in commercio. I signori Bull danno ai genitori in allevamento le solite camole della farina, ma ritengono essenziali per la buona riuscita della riproduzione le termiti. ”Se puoi ottenere termiti, ti assicuro che rappresentano uno sforzo extra da farsi. Do loro termiti due volte al giorno. Inoltre raccomando l’uso di un supplemento di semi immaturi di graminacee”, anche se, assicura, gli amaranti sono meno dipendenti rispetto ad altri astrildidi da questo alimento per l’allevamento dei pulli, ed invece molto più legati all’alimento vivo. I signori Bull si raccomandano di verificare che, nel caso vi siano altri astrildidi nella voliera, gli amaranto raggiungano il cibo vivo, senza farsi “fregare” dagli altri. Consigliano perciò di non concentrarlo in un unico recipiente, ma, meglio, di spargerlo sul terreno (questo l’ho notato anch’io. Per la loro natura meno aggressiva di altri gli amaranti arrivano spesso ultimi al piattino dove sono le camole, subendo la prepotenza degli altri). Mr. Bull ha inoltre “inventato” una TORTA PER ASTRILDIDI (Graham Green Finch cake), che giudica eccezionale ai fini dello svezzamento e di cui vi allego il link con la ricetta: 
http://www.aussiefinchbreeder.com/Cake.wps.htm

2) Il Signor Boto alleva amaranti in una voliera (7 X 4 X 2,5 m) ben plantumata all’aperto e con zona coperta (e muretto laterale) dove gli amaranto possano nidificare e dormire. Siamo in Portogallo, con clima più simile al nostro ed inverni dove la temperatura scende fino a 5-6 °C. Gli amaranti svernano benissimo in queste condizioni. Il fondo della parte coperta è in cemento con piantati tronchi secchi e rami di acacia ed olivo ben frondosi (rinnovati ogni 4 settimane) vicino al tetto. Qui è dove sono messi i nidi. La parte propriamente plantumata è invece quella non coperta con piante di ficus e bambu e anche una piccola fontanella d’acqua. . Mr. Botto si raccomanda sulla copertura di frasche, perché spesso, se non si sente protetto ed al sicuro, l’amaranto abbandona la covata o scaraventa giù i pulli. (concordo: i miei amaranti del Senegal cercavano di nidificare sempre nei nidi più anfrattati, diventando praticamente invisibili durante la riproduzione). Inoltre, la presenza di verde attira insetti e parassiti in quantità, utilissimi durante l’imbecco della covata. Come alimento per lo svezzamento dei pulli, Boto fornisce: spighe di miglio immaturo (ovviamente non trattate), pastoncino all’uovo proteico, un pastoncino morbido per insettivori e spighe di erbe prative. Inoltre afidi ed insettini reperibili nei dintorni (in quanto l’aviario è sito su un terreno non trattato con insetticidi), camole e buffalo, ed in genere bachi e pupe che raccoglie in giro (prima di somministrarli, lavarli). Anche qui si raccomanda nel distribuire il cibo vivo, onde evitare, se l’aviario è misto, che gli amaranto patiscano le intemperanze degli altri. In queste condizioni Boto ha riprodotto più volte i Senegal e i beccoblu, non riuscendo però a riprodurre il becconero, che tra i tre è sicuramente il più selvatico.

3) Il sig. Pieretti alleva amaranti in normali gabbie da cova, infrascate o protette nella sezione dedicata al nido. Utilizza comuni nidi in vimini (il becconero il nido se l’è fatto da solo). Le uova le passa ai passeri. Come alimento per lo svezzamento dà larve di mosca scongelate in recipiente a parte e pastoncino base all’uovo mischiato con pastone per insettivori e gamberetti piccolissimi comprati congelati al supermercato. Racconta che insorgono parecchi problemi, specialmente con gli amaranto, nell’allevamento a balie. Innanzitutto, e questo vale per tutti le Astrildi africane, nemmeno ¼ delle coppie di passeri (circa il 25%) è adatto, bisogna selezionare nel tempo le coppie giuste. Il passero del Giappone (Lonchura domestica) è infatti filogeneticamente più simile ai Diamanti Australiani rispetto alle Astrildi africane. Altro problema, anche questo generale, il diverso peso corporeo del passero rispetto a questi minutissimi uccelletti, con conseguenti rischi di schiacciamento delle uova durante la cova (uova predisposte a supportare un peso minore) e morte dei pulli ancor prima di nascere. Il terzo problema è soprattutto specifico per gli amaranti: i pulli molto piccoli, hanno una modalità di richiesta del cibo assai particolare: si mettono letteralmente in piedi, alzando energicamente la testa, fin dai primi giorni di vita. Questo talvolta sconcerta i Passeri, preadattati a ben diverse richieste di cibo da parte dei loro pulli!

1. Paola Falchi alleva amaranti in voliera. Dietro previa sua autorizzazione vi lascio ciò che mi ha scritto in proposito.

“Con gli Amaranto del Senegal è stata un'esperienza incredibile ed inaspettata proprio come dicevi, perchè la prima covata andata a buon fine è arrivata senza che me ne accorgessi e senza fornire insetti. Praticamente non mi ero accorta che stavano covando e me ne sono resa conto solo quando i pulli (ben 5) sono usciti dal nido. Però essendo in voliera loro sono comunque riusciti a procurarsi l'alimentazione necessaria. Rispetto ai Cordon Blu ho notato che hanno meno bisogno di prede vive ed i pulli una volta svezzati non sono più piccoli dei genitori.Io però ho potuto solo fare esperienza con una coppia e quindi non ho maggiori informazioni. Attualmente mi sono rimasti solo 2 maschi (padre e figlio), purtroppo la femmina (vecchiotta) è morta per ritenzione dell'uovo. Ho notato che sotto questo aspetto sono un pochino delicate e quindi è meglio evitare covate invernali. Praticamente con gli africani preferisco intraprendere le riproduzioni a partire da primavera perchè le femmine sono più delicate e soprattutto perchè i novellini una volta usciti dal nido sono fragili e molto suscettibili alle basse temperature. Con questa coppia di amaranto sono riuscita a fare 3 covate che però hanno prodotto solo maschi (incredibile ma vero). Ognuna composta da 5 + 5 + 4 pulli. Quindi direi ottime covate. La femmina rispetto al maschio si dimostra molto più amorevole con la prole, il maschio invece è quello che può creare maggiori problemi all'inizio poichè, alle prime covate, defenestra i pulli appena nati. Il mio maschio lo ha fatto nelle prime due, poi si è comportato alla grande! Quindi, per la mia esperienza, dico che bisogna avere pazienza e concedergli un po’ più di fiducia e lasciarli il più tranquilli possibile. Come nido hanno sempre preferito quello a pera, ma di quelli un po’ più grandi rispetto a quelli comunemente reperibili in commercio. L'alimentazione base è sempre la solita: misto per esotici, pastoncino secco, grit, osso di seppia. Il fondo della voliera è meglio se è di terra perchè con la vegetazione ed i semi che cadono gli insetti non mancano. Ad ogni modo, sono ormai alcuni anni che in voliera metto un contenitore con la frutta a macerare, il coperchio di questo contenitore è realizzato con la rete così si viene a creare una "nuvoletta" di moscerini ed i pennuti non posso entrare dentro. Poi fornisco sempre le tarme del la farina, quelle piccole però. Anche l'alimentazione delle tarme è importante: crusca + farina di ceci + croccantini per gatto sbriciolati. Poi a seconda della disponibilità taglio parti di piante infestate da afidi e le metto in voliera. Ma non solo, ho la fortuna di avere dei tronchi d'albero tagliati che ho lasciato per anni in giardino e dove si sono stabilite delle colonie di termiti. Alcuni di questi tronchi li metto in voliera a primavera. Le termiti rapressentano per loro una vera prelibatezza. Ti dico che infuriano vere e proprie battaglie per aggiudicarsi anche una sola termite!Questo è quello che abitualmente offro agli africani a partire dalla primavera ed è importante iniziare a somministrare tutto questo fin dall'inizio poichè la presenza di cibo vivo li stimola a riprodursi.
Lo scorso anno non è andata molto bene con gli africani, chissà forse la stagione ha inf luenzato, però l'anno precedente sono riuscita a riprodurre cordon blu, becco di corallo e guance arancio.Quest'anno spero di fare altrettanto, la voliera l'ho riempita di vegetazione che a loro piace tantissimo e gli insetti non mancano”

CONCLUSIONI
I due allevatori che ho sentito e, da come li allevano, anche i due trovati sul web, concordano che la miglior sistemazione per gli amaranto sono le voliere plantumate anche senza una sezione interna riscaldata (basta una parte riparata). A meno di non abitare a Bolzano, nella maggioranza delle nostre regioni gli amaranto possono svernare all’aperto (questo anzi li irrobustisce). L’allevamento da preferirsi è senz’altro quello in purezza alle condizioni viste per 3 dei 4 esempi proposti. Tutti dicono di avere pazienza, ma tutti comunque affermano che gli amaranto alla fine sono ottimi riproduttori se trovano le condizioni idonee per loro.

Purtroppo molti allevatori in Italia hanno problemi di spazio e tradizionalmente effettuano un allevamento a batterie e balie. Questo al momento crea qualche problema, ma non è detto che nel futuro, selezionandosi sempre di più i passeri giusti, i risultati non migliorino.