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L'ASTRILDE VERDE PUNTEGGIATO (Mandingoa Nitidula).

Articolo di Andrea Miraval   -    Foto tratte dal web

Foto tratta dal web

Tanto quanto difficile sia da mantenere sia soprattutto da far riprodurre. Ma non impossibile, a Verona Cerea l'anno scorso andai alla Fiera dei Rettili e in un padiglione vicino c'era una piccola mostra di uccelli in cui c'era un ragazzo (greco se non ricordo male) che vendeva 4 Mandingoa tutte nate a lui in cattività. Io trovai alcune esperienze riproduttive. Soggetti di questa specie si trovano, per lo più di cattura..... vi allego l'articolo che scrissi tempo fa sui questo uccello proprio descrivendo le esperienze allevative trovate nel web (nonché la mia piccolissima)

Mi accingo a riportare notizie di questo stupendo Twinspot con un lieve peso nel cuore, per i motivi che illustrerò più avanti. A questa specie sono particolarmente affezionato, in quanto ne ho detenuto per un certo tempo molti anni fa una coppia (appartenente alla sottospecie più bella, detta di Schlegel), trovata e comprata a poco prezzo in un normalissimo negozietto di Milano. Non ne sapevo molto e quindi l’esperienza non è stata felicissima (con la femmina morta dopo pochi mesi ed il maschio sopravvissuto fino ai due anni). E’ stata un’esperienza pure molto fruttuosa, di ciò che non si deve fare e, successivamente, di ciò che si deve fare. Il fatto che il maschio mi sia sopravvissuto molto più a lungo della femmina è dovuto ad una raccolta di scarne informazioni bibliografiche (non esisteva ancora internet) sulla specie, ed all’osservazione comportamentale della coppia. Introdotti in una volierotta in coabitazione con altri Astrildidi africani (sistemazione per me idonea, in quanto per i nuovi soggetti, specie di cattura, lo stare insieme agli altri è spesso un giovamento, in quanto superano la timidezza iniziale ed imparano a variare l’alimentazione, semplicemente per imitazione), mostrarono fin da subito un comportamento differente, preferendo stare appartati fra il fogliame (finto) della voliera, spesso ognuno per conto proprio. Scendevano solo per mangiare, poi risparivano prontamente. Evitavano contatti con gli altri, non mostrando mai né interesse né aggressività (anzi questa è secondo me una specie totalmente non aggressiva nè territoriale), ma anzi spesso subendo le intemperanze amorose degli altri. Speravo che col tempo, prima di prendere le necessarie informazioni, si adattassero. Ma ciò non accadde, anzi la femmina cominciò a dimagrire, colpita da una forma di dissenteria cronica. A nulla valsero antibiotici, vitamine. Le feci verdastre scendevano copiose, la isolai ovviamente, ma ciò non la salvò. A quel punto preparai una gabbia da 120 per il maschio e solo per lui, la infrascai con rampicanti finti e ci misi il vedovo. L’alimentazione la variai il più possibile con spighe di erbe prative, miscele per spinus, e camole della farina a dosi giornaliere. Il maschio mutò, impallidendo leggermente il bellissimo color rosso-aranciato della gola e delle gote, ed a quel punto si assestò, diventò più confidente, soggiornando spesso sul fondo della gabbia in totale rilassatezza (la terricolarità è una loro caratteristica come detto), rimanendo in salute per altri due anni, e regalandomi ogni mattina trilli un po’ striduli (la sua richiesta di una femmina non fu però esaudita perché non ne trovai più). 
Questa mia piccolissima esperienza è prologo per quel peso nel cuore di cui sopra. Questa specie sta scomparendo dagli allevamenti mondiali! Le statistiche sono infatti desolanti: nel 1999 si contavano appena 6 esemplari negli allevamenti olandesi, anche la UK Waxbill Society non riporta nascite dal 2005 in tutto il territorio britannico. Le cause sono tantissime, a cominciare dalla temperatura che deve essere sempre costante e non troppo umida, per finire, con il fattore principale: l’alimentazione. Vorrei soffermarmi un attimo su questo aspetto per questa specie (l’alimentazione sarà poi trattata anche in generale per tutti i Twinspot) perché credo sia un tallone di Achille particolare per il nostro Mandingo multicolore. L’alimentazione universale per i granivori africani non è sufficiente per gli individui di questa specie. Li mantiene magari in vita per 1-2 anni ma li fa invariabilmente soccombere non oltre il limite temporale indicato, spesso per infezioni intestinali. Questo rappresenta anche un grosso limite alla riproduzione. Infatti, come molti Astrildidi africani, anche la Mandingoa Nitidula è longeva, e si citano casi di riproduttori in ottimo stato anche a 6-8 anni di età. Inoltre, inutile dirlo, una corretta alimentazione è condizione essenziale per mettere in estro i soggetti e permettere loro la deposizione e lo svezzamento dei pulli. Tante le ricette: un solo denominatore comune: la varietà. Innanzitutto erbe e spighe prative: Briza media (i sonaglini di montagna), Dactylis glomerata (erba mazzolina), Agropyrum (gramigna), spighe di miglio immature, Plantago Lanceolata (piantaggine). Certo non tutto è rintracciabile per tutto l’anno, ma questo non rappresenta un problema, anzi, Karl Mann e Immel (1967) suggeriscono che per ottenere successi riproduttivi va rispettata anche una certa stagionalità alimentare, variando la ricchezza e varietà dell’alimento offerto, proprio come avviene in natura. Secondo: l’alimentazione insettivora, essenziale come per tutti i Twinspot. Dai bigattini scottati, alle piccole camole della farina (Tenebrio Monitor), fino alle Drosophile, tutto va bene, purchè non siano legate solo al periodo riproduttivo ma presenti tutto l’anno (anche qui facendo variare la quantità in modo stagionale). A questo, come base, la solita miscela per esotici, abbinata, ed in recipienti a parte, ad una serie di altre miscele (disponibili in commercio) di semi minuti (lattuga, cicoria…). Qualcun altro suggerisce risone germinato (Knockel), qualcun altro ancora, per lo svezzamento dei pulli, nettare (ottimo anche quello offerto secco). A chi sta girando la testa e vuole intraprendere l’allevamento di questa stupenda specie, consiglio di mettere ogni ben di Dio a disposizione e lasciare scegliere a loro! Oltretutto il gusto e la variabilità individuale (ed anche delle varie sottospecie) è sempre in agguato! Necessario, ovviamente, anche l’apporto minerale (grit e gusci d’uovo bolliti).

La Mandingoa, soprattutto nella sua sottospecie Schlegel, è stata il Twinspot più importato in Italia. A chi dispera oggi di trovarla, visto quanto detto, lascio questa mia piccola testimonianza capitatami a Istanbul nell’agosto del 2008 (e di cui vi allego foto).

Vagando in un pomeriggio assolato di inizio Agosto nel famoso Bazar delle Erbe di Istanbul, mi imbattei in una serie di negozi di animali, posti nel perimetro esterno al Bazar (che è al chiuso ed è dove si vendono le famose spezie). Entro incuriosito, convinto di trovarmi di fronte ai soliti canarini e invece…..gabbioni con Vedove del Fischer, Dominicane, Nonnette Maggiori, Bengalini Moscati, Combassu, Canarini del Mozambico, tutti di cattura ovviamente (oltre a Diamanti Australiani di ogni varietà, questi inanellati). Ma l’uccellino più numeroso, in diversi negozi oltretutto, era proprio la Mandingoa Nitidula di Schlegel! Interi grupponi mediamente in buona salute e bel piumaggio. Mi informo ed il negoziante mi dice che c’è un via vai internazionale lì. Allevatori tedeschi. olandesi, inglesi soprattutto. Rilasciano certificati CITES (me li tira fuori da un bancone un mazzo), non credo proprio regolari, per il trasporto in aereo. È ciò che sta capitando in molti Paesi, non ancora completamente UE, dal blocco delle importazioni di avifauna esotica, causa aviaria. Da lì passa il contrabbando di astrildidi africani che lì si rifanno una “verginità” legale e possono poi arrivare nella UE come uccelli di quei paesi. Il gioco mi è stato subito chiaro. Non consiglio ovviamente simili pratiche, solo lasciare una piccola testimonianza che fa forse ben sperare per il futuro captivo di questa specie, purchè si trovi la “ricetta” corretta per allevarla.

Infine qualche nota relativa alla sua vita in libertà.

La Mandingoa esiste con 4 sottospecie come detto. La sottospecie “nominale” (Mandingoa Nitidula Nitidula) detta semplicemente Astrilde Verde Punteggiata è distribuita in Tanzania, Zaire, Zambia, Malawi, Zimbawe fino al Mozambico settentrionale. La sottospecie “Schlegel” (Mandingoa Nitidula Schlegeli) detta Astrilde Verde di Schlegel si trova in buona parte dell’Africa Occidentale, Sierra Leone, Guinea, Liberia, Ghana, giù fino a Camerum e ad est fino a Uganda e Tanzania nord-occidentale. La sottospecie “virginiae” (Mandingoa Nitidula Virginiae) detta Astrilde Verde di Fernando Po vive esclusivamente sull’isola di Fernando Po, isola della Guinea Equatoriale, ora rinominata Bioko, La sottospecie “chubbi” (Mandingoa Nitidula Chubbi) detta Astrilde Verde del Kenya vive in Sudan sud-orientale e Etiopia meridionale, fino al Kenya, Tanzania settentrionale e isola di Zanzibar. 
Dalla distribuzione si comprende anche perché sia stata la Schlegel la sottospecie più importata, provenendo la gran massa degli astrildidi importati dall’Africa Occidentale. La distribuzione amplissima di questa specie fa ritenere che siano altrettanto variati gli habitat a cui si è adattata. Ma qualche punto in comune lo si può trovare: la Mandingoa vive in piccoli gruppi o coppie nel sottobosco di fitte foreste secondarie o fluviali, non disdegnando anche le piantagioni di Manioca o di Canapa quando gli alberi sono in semenza. Mostra sempre un comportamento estremamente elusivo, pronta a nascondersi nel fitto sottobosco al minimo cenno di pericolo (come tutti i Twinspot anche questa viene considerata molto più rara di quanto sia, perché sempre pochissimo notata a causa del suo comportamento forastico). Si ciba a terra di una grande varietà di semi e di piccoli insetti.