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BENGALINO MOSCATO (Amandava Amandava)

Articolo di Andrea Miraval - Foto tratte dal web

 Vi è mai capitato di spiegare ai profani cosa allevate? A me numerose volte. Il signore è incuriosito e mi guarda con faccia sospettosa: “Ma lei cosa alleva?” “Eeeeh astrildi? Piccoli uccellini esotici coloratissimi...” La faccia del mio interlocutore diventa perplessa, poi ad un tratto si illumina: “Aaaaah pappagallini!” “No, ecco, sono più piccolini, con tanti bei colori, tipo Diamante mandarino, Diamante di Gould...” L'interlocutore non mi segue...poi ecco l'illuminazione da parte mia: “Allevo....bengalini!” “Aaaaah i bengalini...si si bellissimi” Ecco ora ha capito....faticaccia!

La parolina magica è BENGALINO, la chiave di volta. Si tratta dunque di una categoria astratta in cui inserire qualsiasi uccellino che non sia il canarino, la cocorita ed il pappagallo? In realtà non è così, trattasi proprio di un uccellino definito, il BENGALINO MOSCATO (Amandava Amandava). Motivo del fatto che sia diventato quasi una chimera simbolica è presto detto: fu il PRIMO ESOTICO. Si era verso la metà degli anni 70 ed io, pischelletto, vagavo per uccelliere piene di fanelli, cardellini, peppole e fringuelli, tutti rigorosamente di cattura e che accompagnavano gli immancabili canarini gialli ed i pappagallini ondulati multicolori in bella mostra. Poi d'improvviso e senza preavviso tutto disparve. Una nuova legge aveva vietato la cattura e la detenzione degli uccelli nostrani per fini commerciali (rimaneva la possibilità di farlo per fini venatori). Rimasero solo i canarini e i pappagallini ondulati. Troppo poco. Una voragine si aprì nel mercato ornitico ed allora, per riempirla, comparvero i bengalini. A dire il vero erano già presenti come periferici ed occasionali, ma diventarono moltitudine stagionale (primavera estate). Stipati in gabbioni, i maschietti rosso fragola a puntini bianchi e le femmine in abitino più dismesso marrone-grigio. Stavano addossati gli uni agli altri, alcuni già visibilmente malati ed impallonati, altri con unghione lunghissime, qualche corpicino stecchito sul fondo. Non un bello spettacolo. Costavano pochissimo ricordo. La sarta di mia madre si era innamorata di loro e allora suo marito le aveva costruito un gabbione per ospitarli. Ogni volta che andavo da lei con mamma lei mi spiegava tante cose: che i maschi non avevano il vestito rosso tutto l'anno ma in autunno diventavano come le femmine. Che l'abitino tornava in primavera ma non più rosso ma marroncino-rosso spento. Che bisognava stare attenti alle unghie che crescevano tantissimo......i bengalini erano proprio carini, socievoli, longevi ma di aspetto delicato. Il nome poi richiamava Sandokan, le tigri del bengala, esoticismo, viaggi in terre lontane e misconosciute.....

E quindi per un periodo il bengalino fu il terzo uccellino presente, per numero, nelle gabbie degli italiani dopo canarino e cocorite. Ogni estate gabbiette con bengalini comparivano alle finestre di molte case. Un glorioso destino in termini allevativi sembrava accogliere il bengalino. Ma.......non fu così. Il motivo è che a differenza di canarino e cocorita il bengalino non si riproduceva facilmente in gabbia. Pochissimi riuscivano nell'impresa ed oltretutto costando così poco non ne valeva la pena. E fu così che nuovi esotici provenienti dall'Africa e dall'Australia, alcuni dei quali ottimi riproduttori, scalzarono pian pianino il bengalino dal trono di esotico più detenuto d'Italia. Ed il mercato si rinnovò: Gola tagliata, cordon blu, becchi di corallo e soprattutto Diamanti mandarino e Passeri del Giappone, entrambi questi ultimi campioni di prolificità in gabbia. Ed il povero bengalino? Non poteva competere....e pian pianino scomparve...... ma non nella memoria collettiva ed ancor oggi erroneamente ed a sproposito il suo nome compare per indicare un'intera categoria e soprattutto il diamante mandarino, cui fra l'altro non somiglia nemmeno un po'!! Oggi il vero bengalino è invece un periferico del settore, allevato da pochi appassionati che mantengono in vita il ceppo captivo.

DESCRIZIONE HABITAT E DISTRIBUZIONE:

Il bengalino è stato ascritto al genere Amandava insieme ad altre due specie, una asiatica e l'altra africana: il BENGALINO VERDE (Amandava Formosa) ed il BENGALINO VENTRE ARANCIO (Amandava subflava). Quest'ultimo, anche lui arrivato a frotte anni fa è comunque ancora il tàtpresentese ed allevato, mentre il primo, arrivato sporadicamente, è oggi del tutto scomparso dagli allevamenti ed anche in Natura non se la passa tanto bene. Caso unico non solo rispetto ai suoi congeneri ma rispetto all'intera famiglia delle Estrildinae, il maschio presenta due distinti piumaggi, nuziale rosso fuoco e picchiettato di bianco, e di eclisse autunnale di colore grigio marroncino molto simile di aspetto a quello della femmina da cui rimane distinguibile per la picchiettatura bianca sul sopracoda.

Il bengalino è estremamente adattabile ai più disparati ambienti anche se il suo habitat di elezione è rappresentato dall'erba alta, le canne, e le zone cespugliose di solito in prossimità dell'acqua. Peraltro lo si trova ai margini delle foreste o delle coltivazioni, in pianura ed in montagna fino ai 2400 metri (nelle piccole isole della Sonda). La sua distribuzione è amplissima, spaziando, con differenti sottospecie, dal Pakistan all'Indonesia, passando per la Birmania, Tailandia a Cina, giù giù fino in Cambogia, Vietnam e Laos. Inoltre, comunissimo uccello da gabbia non solo in Italia ma in molte parti del mondo, è stato rilasciato in libertà (o è scappato) un po' ovunque, compresa l'Europa e l'Italia, dove è presente con almeno due distinte popolazioni, una in Toscana vicina al lago Massaciuccoli e l'altra in Sicilia (molte foto allegate sono state scattate proprio da noi), che da anni si mantengono costanti numericamente ed in ottimo stato di salute.

COMPORTAMENTO ED ADATTAMENTO ALLA VITA CAPTIVA

Il bengalino a causa della sua robustezza ed adattabilità, oltre al fatto di essere estremamente socievole e di temperamento mite, è un ottimo uccellino da gabbia e soprattutto voliera. Bisogna solamente stare attenti al freddo ed all'alimentazione proteica. Non sopportano molto bene le basse temperature e quindi necessitano di un parte della voliera al coperto e riparata dalle gelate oppure, se allevati in gabbia, che la stessa si ritirata in locale non riscaldato durante l'inverno. Infine l'alimentazione pur a base di semi necessita, soprattutto durante l'allevamento e lo svezzamento dei piccoli, di un apporto proteico vivo quali drosophylae, lareve di tenebrio monitor, pinkies e buffalo worms.