1097592
oggi
ieri
questa settimana
settimana scorsa
questo mese
mese scorso
Dall'inizio
597
2151
5035
1080876
39521
47548
1097592

tuo IP: 54.92.197.82

Chi è online

Abbiamo 46 visitatori e nessun utente online

Cerca

Diamante di Peale

IL DIAMANTE DI PEALE (ERYTHRURA CYANEOVIRENS PEALII)

Articolo di Andrea Miraval  - foto tratte dal web

Se per un qualsiasi ospite dei nostri allevamenti a volte incorre il pensiero "ma cosa sto facendo?" pensando alla sua vita in libertà (motivo per il quale è imperativo ospitarli al meglio) per questo diamante il dispiacere è doppio. VIene infatti dalle isole Fiji, luogo di vacanze, di mari turchesi e di relax internazionale! Proviamo quindi a non pensarci troppo e facciamo anche noi questo viaggio in quelle lontane isole meravigliose dai cieli color indaco, per conoscere questa Erythrura che sta diventando progressivamente sempre più diffusa qui, proprio qui da noi, sotto i nostri cieli piovosi e grigi!! 
NB1: ho inserito alcune foto rare del Diamante di Samoa, suo stettissimo parente anche per paragonare le differenze di aspetto dei novelli, ma soprattutto per piangere la sua scomparsa (anche se non è del tutto detto).....
NB2: dato che spesso questa erythrura viene confua con il Diamante Pappagallo (Erythrura psitaccea) a causa della comune colorazione della testa (come colore) ho introdotto foto di questa specie ed anche dei novelli per apprezzare le differenze. 
NB2: nelle Fiji è presente anche un'altra Erythrura, molto più schiva del Peale e che è presente solo nella foresta primaria di Vitu Levu: il Diamante di Kleinschmidt (Erythrura Kleinschmidti) così raro e schivo da non essere riconsociuto come uccello locale dalla maggior parte delle persone che abitano queste isole. Inutile dire che questa Etrythrura non è mai stato allevata.

TASSONOMIA:
Il Diamante di Peale appartiene al genere Erythrura, ed in particolare alla specie cyaneovirens. E’ una specie altamente politipica (formata cioè da sottospecie molto differenziate fra loro) e dall’areale molto vasto che va da Vanua Tu fino a Samoa, passando per le Fiji. Le tre sottospecie (la regia, il Diamante reale, la cyaneovirens, il Diamante di Samoa, e la piccola pealii, il Diamante di Peale appunto) sono talmente differenti fra loro che molti autori le ascrivono al rango di specie distinte. In effetti…cosa si intende con specie? Beh, la definizione moderna di specie è “insieme di individui che in Natura si riproducono fra loro”. Secondo questa definizione, quando due individui si incontrano in Natura, se si riproducono, allora appartengono alla stessa specie, altrimenti no. Molto semplice quindi. Il difficile è farli incontrare a volte! Per esempio, le tre sottospecie in questione sono separate fra loro da bracci di Oceano di migliaia di chilometri. E’ quindi estremamente difficile che entrino in contatto. Si può allora provare a vedere cosa accade in cattività! Sarebbe la strada migliore, se non che, com’è noto a chi alleva volatili, molto spesso in cattività molte specie adottano comportamenti strani, innaturali, fra cui appunto una diffusa tendenza all’ibridazione. Addirittura alcune Lonchurae (quali la malabarica e la maya, i cappuccini testa nera e testa bianca) sembrano invogliate maggiormente ad ibridarsi con altre specie vicine piuttosto che riprodursi in purezza! Gli ibridi che ne derivano manifestano spesso, anche se non sempre, una certa sterilità riproduttiva, a dimostrazione che i loro genitori sono piuttosto lontani geneticamente ed appartengono probabilmente a specie distinte, che in Natura non si accoppierebbero mai. 
Ma….se accade il contrario? Un’esperienza in tal senso è stata effettuata dall’ornitologo tedesco Neff, che ha messo a convivere 3 coppie di Peale e 3 di Samoa (quindi teoricamente tutti della stessa specie) nella stessa voliera alberata. I due gruppi portarono a compimento diverse covate, senza che si verificasse una sola ibridazione. Ciò forse prova che le barriere riproduttive fra le due sottospecie (atte ad evitare l’ibridazione) sono ormai molto radicate, e conseguenza di un prolungato e reciproco isolamento geografico. In una parola, le due sottospecie sono ormai forse due specie distinte. 
E’quindi possibile che una rivalutazione sistematica dell’intero gruppo cyaneovirens dovrà essere effettuata in futuro.

DIFFUSIONE ED HABITAT
Delle tre sottospecie l’unica per cui probabilmente la massiva antropizzazione dell’ambiente di quelle isole è stata un vantaggio, è questa. In effetti il Peale è sicuramente la sottospecie più adattabile, opportunista e meno legata all’ambiente di foresta. L’agricoltura, ed in particolare la coltivazione di riso e sorgo, hanno allargato l’habitat del piccolo diamante delle Fiji, che sovente durante la maturazione, si avventura, in bande miste coi padda, per farvi razzia. Il Peale non è decisamente urbanizzato, anche se può frequentare i giardini cittadini, ma sicuramente il suo avvistamento in campagna o nei campi da golf ampiamente diffusi nelle isole, non è di certo un evento raro. Insomma è un’Astrilde evoluta, adattabile, opportunista. Ecco spiegato perché delle tre sottospecie cyaneovirens, questa è l’unica di cui è stato fissato nel tempo uno stock di allevamento abbastanza stabile.
In natura i Peale si riproducono su palmizi. Lo stormo in questo periodo si fraziona in gruppetti piuttosto modesti. Non è cioè specie particolarmente coloniale in fase riproduttiva, come non lo è la maggior parte delle Erythrurae,. I due sessi si distinguono per la maggiore estensione e brillantezza del blu cobalto del sottogola e petto superiore nei maschi. Si è inoltre notata una predilezione delle femmine verso i maschi in cui la testa è di un rosso è più definito e marcato.

NOTE DI ALLEVAMENTO
Inizio la sezione parlandovi di intestino. L’intestino delle Erythrurae è stato analizzato e comparato con quello di altre Astrildi ed è risultato davvero particolare. Pur vivendo in ambienti lussureggianti vicini all’equatore, esiste una ciclicità climatica stagionale, dovuta agli alisei, ed anche sovente, purtroppo, ad uragani periodici. La maturazione delle semenze e dei frutti di cui le Erythrurae si nutrono ha anch’essa di conseguenza una ciclicità definita periodica. Inoltre, e forse è questa la ragione principale, molti semi appetiti in Natura da questi uccellini presentano un tenore nutrizionale piuttosto basso. Ed ecco il loro mirabile adattamento: l’intestino dei Parrotfinch (ivi compreso il Peale) presenta una superficie di assorbimento molto maggiore rispetto a quella di qualsiasi altro astrilde esaminato. Ciò è dovuto alla presenza di villi intestinali particolarmente fitti e numerosi. Questa peculiarità anatomica permette loro quindi di poter estrarre sufficiente nutrimento da cibo a bassa energia. Ciò che rappresenta un indubbio vantaggio evolutivo per una vita in libertà, diventa fattore negativo in condizioni di cattività. Infatti molte Erythrurae, e fra queste includiamo a pieno titolo il Diamante di Peale, hanno fortissima tendenza ad ingrassare in cattività, con associati problemi epatici ed aumento della sterilità riproduttiva. Ecco che quindi particolare importanza rivestono due aspetti di allevamento: alloggio ed alimentazione.

ALLOGGIO, COMPATIBILITA'
Indubbiamente da preferire sono le voliere interne plantumate. Il Peale si dimostra oltretutto specie tollerante e non molto aggressiva, meno del pappagallo e Kittlitz comunque. In effetti questa è un’Erythrura particolarmente socievole, meno legata ad ambiti forestali di altre (seppure in minor misura del Diamante quadricolore e del Diamante di Gould) e che, se vi è sufficiente spazio, può (anzi è consigliato) stare in gruppetto anche durante la fase riproduttiva e convivere pacificamente con altre specie simili Il Peale, oltre che socievole è piuttosto tranquillo, meno del Diamante coloria (che arriva a livelli di “paciosità”, mi si passi il termine, invero irraggiungibili) ma senz’altro meno vivace del Kittlitz (con cui viene sconsigliata la coabitazione, sia perché più grande ed aggressivo del nostro – che arriva a misurare non oltre i 10 cm – sia perché risultano abbastanza facili le ibridazioni). 
La gabbia in questi ultimi anni viene maggiormente utilizzata e vi è anche possibile la riproduzione (specie mediante l’utilizzo delle balie), purchè non sia troppo piccola e si tenga in particolare attenzione l’alimentazione, vista (come detto) la naturale tendenza della specie alla pinguedine. Molti allevatori consigliano gabbie non inferiori alle seguenti misure: 90-110 cm di lunghezza, 50 cm di profondità e 65 cm di altezza.
La temperatura del locale di allevamento, per questa specie domesticata da non tantissimi anni, riveste una certa importanza. Difficile che il Peale possa superare i freddi mesi invernali delle nostre latitudini senza subire danni, quando alloggiato in voliera esterna priva di un locale riparato e riscaldato. Molti allevatori consigliano una temperatura intorno ai 24°C o più. Ad altri ciò sembra eccessivo e garantiscono che i loro Peale sopravvivono benissimo, senza che si siano osservate perdite, a temperature comprese fra i 18°C ed i 20°C. Pur non avendo mai detenuto Peale (ma è solo questione di poco tempo, garantisco!), la mia esperienza con i Parrotfinch di altre specie mi induce a ritenere che queste ultime indicazioni siano senz’altro più credibili. Anzi io direi che fino a temperature di 15-17°C, purchè non siano costanti, ci si possa tranquillamente arrivare. L’importante, come al solito, è che l’umidità non sia eccessiva, anche se, rispetto ad altre specie di Astrildidi originarie di climi più secchi (come lo stesso Gould), il Peale risulta più resistente relativamente a questo parametro.

ALIMENTAZIONE
Col fine soprattutto di prevenire l’obesità ed i problemi correlati, particolare attenzione si deve porre all’alimentazione, soprattutto se si decide di allevare i Peale in gabbia o in spazi dove le possibilità di movimento non siano adeguate. In Natura i Peal si nutrono di una grande quantità di semi di prato, quali il sorgo, il miscanto ed il penniseto, insieme a riso, semi di fico, e numerosi semi di piante erbacee. Infine Casuarina glauca e semi di varie bacche o, addirittura, bacche intere. 
In cattività è estremamente difficile avere le semenze, anche secche, delle piante sopraindicate, si deve quindi ricorrere ad una dieta bilanciata di semi surrogati. Ottima risulta essere la somministrazione, accanto alla miscela base per esotici, di miscele di semi selvatici, quali lattuga, cicoria, sorgo europeo. A parte avena e riso in modiche quantità ed anche germinati (attenzione alle muffe!). Il Peale inoltre si dimostra maggiormente frugivoro di altre specie di Erythrurae allevate. I frutti più apprezzati risultano essere i fichi, sia freschi (in stagione), ma anche secchi, le pere e le mele. La verdura è pure consigliata da molti autori: cicoria, lattuga e foglie di denti di leone. Si possono pure somministrare spinaci e mordigallina. Un autore dà perfino quel sacco misto di verdura di varia qualità reperibile nei supermercati che, a suo parere, i Peale sembrano adorare. Per finire grit e gusci d’uovo quotidianamente. Camole ed eventualmente altre prede vive di minutissime dimensioni (fra cui soprattutto graditi risultano i buffalo worms) sono molto apprezzate ma vanno somministrate in piccola quantità ed a giorni alterni (qualche autore suggerisce due volte alla settimana), ricordandosi di aumentare la frequenza (fino a quotidiana) durante il periodo riproduttivo, ma mantenendo bassa la dose. Pure abbastanza gradito il pastoncino all’uovo, meglio se mischiato con semi germogliati. 
Insomma il solito avvertimento: grande varietà, ponendo però attenzione a dare poco alimento grasso e riscaldante.

RIPRODUZIONE
I maschi del Peale in amore (picco corrispondente alla nostra stagione invernale) sono notevolmente irruenti, al pari di molti altri Parrotfinch, e la buona convivenza del piccolo gruppo allevato (sempre da consigliare per permettere la scelta naturale del partner) ben presto rimane solo un ricordo. Zuffe, trilli acutissimi dei maschi (paragonati al fischiare di un arbitro), suddivisione degli spazi riproduttivi. Il Peale insomma non è particolarmente coloniale durante questo periodo, ogni coppia deve avere il suo spazio. Un ottimo accorgimento è la distribuzione dei nidi (vanno bene anche quelli normali a cassetta) per la voliera, ancor meglio se separati da “barriere” di piante verdi (maggiore è la piantumazione, maggiore è anche il senso di agio che provano queste Erythrurae), barriere che oltretutto hanno anche la funzione di proteggere le femmine verso l’irruenza eccessiva dei maschietti in calore. Una volta che la coppia si è formata (ed il “fidanzamento” in questa specie sembra essere più duraturo che per altre della stessa famiglia, andando spesso a coprire diverse stagioni riproduttive) inizia la preparazione del nido, che il Peale può costruirsi in proprio, pur, come detto, essendo benissimo accettati anche i normali nidi chiusi a cassetta per esotici. Anche in quest’ultimo caso fornire abbondante materiale di imbottitura, che i Peale (soprattutto il maschio) utilizzeranno per “costruire” all’interno un guazzabuglio disordinato ed abbastanza approssimativo (è lo stile di molte Erythrurae, che, quanto ad “ingegneria edilizia” non sono certo paragonabili ai Tessitori africani!). La coppia vi depone 3-5 uova bianche, del tutto simili (anche se di dimensioni leggermente inferiori) a quelle dei Kittlitz e pappagallo. Esse verranno incubate per 13-14 giorni. I Peale, se allevati in voliera, in genere si dimostrano genitori assai premurosi e coscienziosi. 
Peraltro si può andare incontro facilmente ad alcuni inconvenienti. L’eccesso di alimento proteico, vivo e non, in questo periodo stimola l’istinto copulatorio nei maschi che, per assolverlo al più presto, sovente si sbarazzano della prole buttandola fuori dal nido, e così rendendo nuovamente recettiva la femmina. Inoltre, anche questa caratteristica di quasi tutte le Erythrurae, la coppia riscalda bene la nidiata (i pulli presentano i classici tubercoli azzurri rifrangenti ai lati del becco) per i primi 14 giorni e poi lo fa in modo continuativo solo durante le ore notturne. Se la temperatura del locale non è di almeno 24-25°C i piccoli facilmente muoiono di freddo alle nostre latitudini (cosa che invece mai avviene nel clima equatoriale delle Fiji). 
L’involo avviene a 17-19 giorni e, sorpresa, i piccoli mostrano riflessi bluastri sulla mascherina facciale e totale assenza di piumette rosse (invece sempre presenti nei nidiacei e novelli del Diamante pappagallo). Hanno inoltre becco chiaro con la punta scuretta. Le prime piume rosse compariranno a svezzamento terminato e con le prime fasi della muta. Sono meno spaventevoli dei piccoli di altre Erythrurae e presentano fin dalle prime fasi di vita all’aperto un atteggiamento abbastanza confidente. Saranno alimentati dagli adulti per altre 3 settimane. Si consiglia di far fare alla coppia non più di tre covate all’anno. 
Se l’allevamento viene portato avanti in gabbia, è buona usanza infrascare l’angolo della stessa dove è posizionato il nido. In genere quando si opta per questo tipo di allevamento, possibile per questa specie, onde evitare problematiche maggiori rispetto all’allevamento in voliera plantumata, si fa ricorso ad una coppia affiatata di Passeri del Giappone a cui dare le uova e destinare tutto il ciclo di allevamento dei pulli. Grosse difficoltà non sembrano sorgere in questa pratica, le balie allevano i Peale senza grandi problemi.

 

CONCLUSIONI
Il Diamante di Peale è specie bellissima, che probabilmente ha subito negli anni la concorrenza dell’altra Erythrura a testa rossa, il Diamante pappagallo, più diffusamente allevata e da maggior tempo. Peraltro come variabilità cromatica (soprattutto considerando gli stupendi riflessi blu sul petto), il Peale a mio parere è senz’altro più interessante del pappagallo. Sarebbe quindi ora di allevare maggiormente questa piccola Erythrura, che sembra davvero promettente anche per la ricerca di eventuali mutazioni di colore.