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Diamante Quadricolore

DIAMANTE QUADRICOLORE 
(Erythrura prasina)

Articolo di Andrea Miraval - foto tratta dal web

Il Diamante Quadricolore (Erythrura prasina) presenta alcuni punti in comune col Diamante di Gould ma una anche una caratteristica diametralmente opposta. E’ infatti assai comune (al punto di rappresentare una minaccia per le coltivazioni di riso) nei luoghi di origine (seppure, a causa della sua timidezza, non molto visibile in genere e quindi sottostimato), ma lo è assai meno in cattività, seppure numerose siano le testimonianze di allevatori europei ed americani che lo riproducono. L’esatto contrario del Gould quindi, diffusissimo a livello captivo ed in forte decremento in libertà. Questo articolo tenta appunto di spiegare le ragioni della rarità negli allevamenti di questa stupenda specie, con quattro esperienze, più il mio piccolo modesto contributo, avendo anche io nel tempo detenuto tre coppie di questa Astrilde.

TASSONOMIA:
Il Diamante Quadricolore appartiene al genere Erythrura sulle cui caratteristiche si rimanda all’articolo precedente. Rispetto alle altre Eyrthrurae (con l’esclusione del Gould) presenta un netto dimorfismo sessuale con i maschi, mirabili, molto più colorati delle femmine. Sono conosciute due sottospecie:

Erythrura prasina prasina: è la sottospecie nominale, ed anche quella maggiormente diffusa negli allevamenti. I caratteri distintivi sono l’estensione nel maschio del blu cobalto della fronte e delle guance solo fino al sottogola, con l’esclusione quindi del petto che è arancione-senape intenso. Nelle femmine la maschera del maschio è limitata a due sottili strisce azzurro polvere sulle redini e le copritrici auricolari. In Natura, condizione che si ripete anche a livello captivo, circa l’8-10% dei maschi presentano del giallo al posto del rosso della zona centrale del basso petto e del ventre. 
Erythrura prasina coelica: è indubbiamente la sottospecie più bella e la meno diffusa in cattività (pur presente). La differenza sostanziale è che nei maschi il blu cobalto si estende per tutto il petto superiore e mediano fino quasi a lambire la macchia rosso-viva del ventre e del basso petto. La zona arancio-senape è quindi limitata ai fianchi ed al sottocoda. Anche le femmine risultano maggiormente colorate con l’azzurro esteso per intero sulle guance, gola, sottogola e petto.

DIFFUSIONE ED HABITAT
Le due sottospecie si dividono il territorio in modo piuttosto preciso. La prasina è infatti diffusa in Tailandia, Laos e Malesia, fino a Sumatra e Giava, la coelica è esclusiva del Borneo.

Lo studio dell’habitat riveste in questo caso particolare importanza per questa specie non ancora perfettamente domesticata. Innanzitutto è specie più socievole delle altre Erythrurae (con eccezione del Gould), che limitano la loro socialità a coppie o piccoli gruppi familiari. Il quadricolore invece si sposta generalmente in stormi più numerosi, e talvolta lo si trova in assembramenti di notevoli dimensioni, soprattutto in vicinanza delle colture di riso (di cui è in qualche zona, come detto, un vero flagello). Questa caratteristica comportamentale, unita al netto dimorfismo sessuale e ad uno spiccato erratismo stagionale (legato alla semenza del riso e del bambù), fa intuire una sorta di processo evolutivo che questa Erythrura ha intrapreso in direzione degli spazi aperti (al pari del Gould, anche se in modo meno accentuato). In effetti il suo habitat di elezione è la zona di transizione tra le zone aperte (radure o colture) e la fitta vegetazione (foreste o macchie di bambù). Anche in riproduzione il quadricolore si mantiene socievole, spesso aggregandosi in piccole colonie durante questa stagione. In natura il quadricolore costruisce rozzi nidi sferoidali piuttosto piccoli in proporzione a quelli delle altre Erythrurae e ad altezze variabili. Vengono deposte da 4 a 6 uova bianche. 
Insomma un’Erythrura un po’ particolare, nettamente più socievole delle altre specie insulari, dotata di notevole istinto erratico e di spazi più aperti. Tutte queste sono conoscenze che, come vedremo, sono utili per avere un buon successo riproduttivo, insieme a quelle relative all’alimentazione di cui si parlerà diffusamente più avanti.

STORIA DELLE IMPORTAZIONI
Questo capitolo può essere inteso come un’appendice del successivo. Anche la storia delle importazioni di questa specie è sicuramente una concausa della sua attuale rarità oggi, dopo il blocco relativo, causa influenza aviaria. E’ una storia che lo fa assimilare maggiormente alle Astrildi africane che ai suoi cuginetti Kittliz e Pappagallo (per citare le due Erythrurae più diffuse oggi negli allevamenti). Se per questi ed altri, tutti i ceppi oggi domesticati sono originari di poche partite di importazione (addirittura una sola per il Diamante di Tanimbar – Erythrura tricolor), il Diamante Quadricolore, molto maggiormente diffuso in natura e nemmeno limitato territorialmente ad una sola isola o arcipelago, è stato importato a lungo, fino ad appunto al blocco di 4 anni fa. Certo il numero dei soggetti importati era in fase di contrazione già qualche tempo prima, ma era sicuramente l’Erythrura più facilmente reperibile ed a prezzi popolari (circa 30-40000 £ a soggetto). Ciò lo ha reso specie inflazionata. Come al solito tra gli appassionati vale la legge del: “Non c’è e lo voglio”, legge che a sua volta ne crea un’altra tra gli allevatori: “E’ disponibile, costa poco, perché dovrei allevarlo per rivenderlo a prezzi maggiori?”. Allevare è anche un business e quando una specie economicamente rende poco, e parimenti non risulta di facile allevamento come il nostro, ci si buttano solo poche menti illuminate. E così si arriva alla situazione di oggi. Oggi il suo allevamento è economicamente conveniente, i pochi soggetti rimasti vengono fatti riprodurre, ma ci vorrà del tempo prima che si creino ceppi domesticati, la specie si re-diffonda, i suoi prezzi (oggi molto esosi) calino.

NOTE DI ALLEVAMENTO
Ecco la sezione che dà un senso al titolo di questo articolo. Ho raccolto le seguenti esperienze sul web e mediante contatto epistolare via mail:

Esperienza di Errol Crosbie (UK). Un’esperienza ormai terminata, anche in modo drammatico. Errol, gentilissimo, mi ha autorizzato a pubblicare qualsiasi cosa volessi, relativa al suo sito ancora presente sul web (http://www.parrot-finches.com/index.html)
Esperienza di Jose Manuel Serna Ayela (Spagna) 
http://www.erythrura.es/. Al contrario è attuale e foriera di speranza per il futuro. Le foto pubblicate mi sono state spedite ed autorizzate da questo bravo allevatore iberico. 
Esperienza di Steve Pellow (UK) 
http://www.southwestparrots.co.uk/Breeding%20Pintail%20Parr… 
Esperienza di Helmut Hillar (Germania)
http://www.vogelfocus.de/papageiamadine.html attuale e di ottimo livello. 
La mia esperienza. Non sono riuscito a far riprodurre questa difficile Erythrura, ma per due volte la femmina mi ha deposto uova che si sono poi rivelate bianche. Ciononostante ho detenuto per parecchi anni coppie di quadricolore (quando ancora si reperivano a 30000 £ l’uno), facendole anche vivere in salute per lungo tempo.

Le suddette esperienze non saranno riportate qui né per intero né per sommi capi, ma saranno di volta in volta spunto per l’analisi delle seguenti sottosezioni di questo capitolo. 
Alloggio, comportamento, socialità, compatibilità
Alimentazione
Riproduzione in purezza
Riproduzione a balie

Premessa necessaria prima della loro analisi è che molto di quanto riportato si riferisce a soggetti di cattura. Troppo recente il suo allevamento sistematico per avere informazioni sufficienti sui soggetti nati in cattività. Sicuramente essi sono più domestici dei loro progenitori selvatici, ma è anche vero che qualche “tara”comportamentale-adattativa (essendo di prime generazioni captive) se la portano sicuramente dietro.

Alloggio, comportamento, socialità, compatibilità
Un titolo lungo, un breve assunto. Il Diamante quadricolore va alloggiato preferibilmente in voliera interna plantumata (l’ideale sarebbe un macchione di bambù), in piccolo gruppetto e possibilmente insieme a specie con lui compatibili e che assolvano alle funzioni di tutor. Il quadricolore offre infatti una serie di problematiche alimentari per cui è utile la presenza di qualche soggetto che dia il buon esempio (vedi più avanti). Da mie personali osservazioni (ma anche pescate in altri articoli) la specie con cui meglio si adatta è il Diamante di Gould. Le due specie subiscono indubbiamente reciproca attrazione, o meglio buona tolleranza reciproca. Inoltre la cromia d’insieme che ne deriva è davvero fantastica! Il Gould infatti, domesticato da anni, funge appunto da esempio per indurre questa specie ad accettare gli alimenti somministrati, verso molti dei quali il quadricolore si dimostra riluttante.
A queste condizioni il quadricolore può diventare anche specie piuttosto prolifica.

Il quadricolore è specie timida, forastica e piuttosto spaventevole. Ciò riguarda sicuramente meno le nuove generazioni nate in cattività, ma l’indole temo non si discosta molto da quanto detto. Delle mie tre coppie detenute i maschi nel tempo si sono calmati e sono diventati abbastanza confidenti, le femmine invece molto meno. Il processo peraltro, ho notato, si accelerava notevolmente se posti insieme ai calmi Gould e se si dava loro la possibilità di infrascarsi fra fogliame messo ai lati della parte alta della voliera.

Il quadricolore manifesta notevoli doti acrobatiche, maggiori che nelle altre Erythrurae. Spesso, ho notato, i miei esemplari preferivano arrampicarsi sulle sbarre della gabbia (quasi come un pappagallo) piuttosto che volare, fino al punto di servirsi dai trogoli a testa in giù ed aggrappati alle sbarre stesse. Ciò era sicuramente dovuto anche alla loro innata timidezza (“me ne sto schiscio ai bordi del gabbione”) ma anche alla loro natura di “predatori” di semi semi-maturi o maturi di bambù, sulle cui spighe (vedi foto) i quadricolori compiono in natura delle acrobazie degne delle Cince!

Infine la temperatura è fattore abbastanza delicato per questa specie. Specialmente i soggetti di cattura, oggi non più reperibili come detto, sono poco resistenti alle basse temperature e soprattutto all’umidità relativa, meno delle altre Erythrurae comunque. Meglio sembra andare per i soggetti nati in cattività, ma l’alloggio in voliera esterna e dotata di un semplice riparo non è da consigliare. La temperatura oltretutto gioca un ruolo fondamentale se si vuole tentare la riproduzione in purezza (vedi più avanti).

Alimentazione
Su questo argomento sono state spese, per il quadricolore, più parole che per qualsiasi altra specie. Il motivo è semplice. Il quadricolore accetta con difficoltà le normali miscele di semenze utilizzate per gli esotici. La causa va ricercata nella sua specializzazione alimentare. In Natura il quadricolore si nutre di semi di erbe selvatiche, di semi di bambù e di riso, sia semi-maturo che maturo. Reperire il riso vestito (o risone) è fattibile (solo presso negozi specializzati), i semi precedenti molto meno. In genere i quadricolori preferiscono semi di dimensioni medie, disdegnano il panico ed il miglio normale, ma si possono abituare, specialmente se, come detto, vedono compagni di allevamento che se ne nutrono. Lo stesso vale con la verdura e la frutta.

Vi lascio a seguire 3 “ricette” tratte dagli articoli summenzionati:

Ricetta di Helmut Hillar: miscela di avena, grano, miglio bianco, panico, panico rosso. La miscela viene arricchita con misto per pappagallini senza l’aggiunta di semi di girasole. Questa miscela viene somministrata preferibilmente germinata. In recipiente a parte risone sia secco che germinato, Durante lo svezzamento dei pulli viene aumentata la razione di panico rosso e di grano. Inoltre è vivamente consigliata una somministrazione giornaliera, non soltanto durante questo periodo, di uova di formica e camole. Infine grit, gusci d’uovo e vitamina 3D Una volta alla settimana Helmut dà anche qualche goccia di complesso multivitaminico nell’acqua da bere.

Ricetta di Errol Crosbie: 30% miglio bianco, 30% scagliola, 10% panico, 10% miglio giapponese, 5% avena, 5% semenze selvatiche. Grit in abbondanza e ossi di seppia a pezzetti, mescolati con complesso vitaminico in polvere (essenziale per le femmine in deposizione la 3D). Il risone viene somministrato in recipienti a parte, TRANNE che durante i primi 12 giorni di allevamento dei pulli (viene giudicato letale per lo svezzamento degli stessi). Inoltre giornalmente viene data una miscela di pastoncini all’uovo (CeDe normale e esotico) arricchita da vitamina 3D e spirulina, ed ammorbidita con succo d’arancia.

Ricetta di Steve Pellow: 40% scagliola, 20% panico, 15% miglio bianco, 15% miglio giapponese, 5% panico rosso, 5% risone. Questa miscela base viene affiancata giornalmente, in recipienti a parte, con una miscela di semi rammolliti e di cibo soffice, così composta (è per 12 soggetti): 3 cucchiaini di pastoncino all’uovo morbido EMP, 3 cucchiaini di semi rammolliti, 1 cucchiaino di pate Orlux, 2 cucchiaini di semi selvatici, 1 cucchiaio da the di avena decorticata. La miscela viene somministrata nel tardo pomeriggio e risulta umida unicamente per l’acqua ceduta dai semi rammolliti e parzialmente essiccati. Inoltre verdura e frutta (pere) a volontà e camole (che però sono ghermite solo occasionalmente dagli uccelli)

Per concludere racconto ciò che penso in merito. I semi che maggiormente preferiscono i quadricolore sono, nell’ordine: risone, avena e scagliola. Bisogna limitare la seconda (che è altamente grassa ed appesantisce il fegato). Io ho scelto la strada dell’autarchia per i quadricolori ed in genere per tutti gli uccelli che allevo ed ho allevato. Tanti trogoli, tante miscele, ognuno sceglie quella più congeniale. Lo stesso facevo coi quadricolori: oltre alla miscela base, in altrettanti trogoli a parte: miscela canarini (ricca di scagliola), semi selvatici (cicoria selvatica, normale, lattuga, niger…..), avena (poca), semi della salute, risone e miglio australiano. Il tutto, settimanalmente veniva “irrorato” da vitamine in polvere (due volte alla settimana complesso multivitaminico nell’acqua da bere). Più ovviamente grit e pastoncino all’uovo CeDe. I quadricolore lentamente ampliavano la dieta, semplicemente per emulazione, fino a divorare l’insalata e ad apprezzare panico e miglio. Le camole invece sono sempre state mangiate pochino (differenza enorme coi Kittlitz ed altre Erythrurae).

AVVERTENZA: la mia prima coppia di quadricolore mi è morta in tre mesi per intossicazione con risone ammollato nell’acqua. Questa procedura è altamente pericolosa (l’ho scoperto ahimè solo dopo), perché sviluppa facilmente muffe tossiche. Il risone dopo l’ammollamento in acqua, va lavato, poi fatto decantare per qualche ora in ambiente fresco, poi rilavato e poi parzialmente disseccato su un panno. Insomma una procedura complessa e pericolosa se non si sta attenti.

Riproduzione in purezza
Come sempre da consigliare rispetto a quella a balie, riserva qualche accorgimento particolare che vado ad elencarvi.

Temperatura del locale di riproduzione
I genitori del quadricolore si dimostrano, come molte Erythrurae, piuttosto svogliati sia nella cova sia soprattutto nel riscaldare i pulli. Per essere chiari i genitori riscaldano gli stessi in modo continuativo per soli 4-7 giorni dalla nascita. Ciò che chiamiamo svogliatezza è invece adattamento all’ambiente originario, dalla temperatura elevata e costante durante il dì e la notte. È quindi essenziale, se si vuole tentare la strada della purezza, allevare i quadricolore in voliera interna (tendono a riprodursi, come molte erythrurae nei mesi invernali) e con una temperatura di almeno 25°C (o più) costante durante questo periodo. Umidità relativa consigliata: circa 60% (ma successi riproduttivi si sono avuti anche ad umidità superiore).

Socialità riproduttiva
Come già ampiamente ricordato, i quadricolore sono Erythrurae particolarmente sociali anche durante il periodo riproduttivo. L’ideale sarebbe (sempre che ciò non comporti impegnare auto o casa visti i prezzi attuali!) tenere più coppie insieme. Helmut Hillar ha avuto successo con 3 coppie, Steve Pellow con 8 e mezzo. L’aggressività intraspecifica dei maschi e delle coppie in genere si mantiene entro limiti accettabili, ed anche quella interspecifica non straborda oltre misura.

Accoppiamento, nidi
La danza del maschio del quadricolore è il preludio alla stagione riproduttiva. Li ho osservati più volte i maschietti del quadricolore inseguire le femmine impettiti e con la lunga coda posta lateralmente e fatta vibrare velocemente in su e giù. Tentano in ogni modo di evidenziare le porzioni rosse del loro corpo, ventre, sopracoda e groppone (vi è un’altra variante, mai osservata dal sottoscritto però, in cui il maschio tiene nel becco una pagliuzza orizzontalmente, spostando la coda, non vibrante in questo caso, verso la femmina). Il canto d’amore si riduce ad un verso stridulo emesso con insistenza, simile a quello del Kittliz ma ancor meno armonico. Il quadricolore non è certo un canterino! Il nido, sferico e rozzo, viene costruito un po’ dappertutto, ma il quadricolore si adatta benissimo anche ai comuni nidi a cassetta utilizzati per i Gould. L’imbottitura risulta in genere assai sciatta e soprattutto disordinata.

Deposizione, allevamento pulli
I quadricolore sono effettivamente specie prolifica e, oltretutto, non essendo ancora stati selezionati particolarmente, né sfruttati in allevamenti intensivi a balie (come ad esempio i Diamanti pappagallo) ancora presentano bassa sterilità (uova quasi tutte fertili per intenderci). Mediamente una coppia depone da 2 a 6 uova (con una media di 4) che incuba per circa 2 settimane. I pulli sono piuttosto dissimili a quelli delle altre Erythrurae. In essi i 4 tubercoli rifrangenti del buccale, pur presenti, sono meno in rilievo, più slargati e di colore bianchiccio anziché giallo. Inoltre sono presenti due evidenti pliche giallastre ai lati del becco, del tutto simili a quelle dei pulli dei Ploceidi e dei Fringillidi. Anche la modalità di richiesta del cibo (caratteristica questa che, come vedremo, crea qualche problema nell’allevamento a balie) ricorda quella dei Fringillidi, con i piccoli che si ergono, man mano che passa il tempo, sempre più in piedi durante l’imbeccata. L’uscita del nido è momento assai delicato per questa specie, perché mediamente i giovani si dimostrano assai forastici e spaventevoli, svolazzando per ogni dove e spaventandosi per un nonnulla. Fin dai primi giorni i giovani si dimostrano agili arrampicatori e discreti volatori. E’ necessario quindi limitare a questo periodo le visite nell’aviario, per non provocare fughe precipitose dei piccoli, col rischio che si possano anche ferire, sbattendo contro gli ostacoli. L’alimentazione durante lo svezzamento ricorda quella già descritta nel capitolo precedente, ricordandosi di aumentare il tasso proteico e, soprattutto, l’apporto di semi immaturi o germinati. Il risone viene sconsigliato durante questo periodo, sia secco, sia, soprattutto, ammollato in acqua. Essenziale invece l’apporto di vitamina 3D per le femmine in cova. I quadricolori si dimostrano in genere genitori premurosi, se alloggiati in condizioni idonee (alias in voliera e con la corretta e bilanciata alimentazione). Peraltro talvolta i pulli muoiono nei primi giorni di vita. Steve Pellow lamenta la morte di ben 54 pulli , tra il 2° e l’11° giorno, posti a balia sotto i passeri del Giappone, nonostante avessero i gozzi ben pieni e fossero giudiziosamente alimentati. Non sapendo se questo dipenda dalla modalità di svezzamento (a balie), lo riporto in questa sezione. Il problema è stato totalmente risolto mediante l’apporto di un medicamento, chiamato dall’autore “Bengalese medicine, una sorta di antibiotico somministrato ai passeri del Giappone due volte l’anno ed anche dato agli adulti di quadricolore. Non so esattamente cosa sia, sembra sia stato consigliato a Steve da alcuni allevatori belgi che così lo chiamano. I risultati sono stati eccezionali e nessun pullo è stato mai più perso, nemmeno uno! I giovani diventano indipendenti, dall’uscita dal nido, dopo 4 settimane. Dopo 8-10 settimane completano la muta. Entro i nove mesi raggiungono la maturità sessuale.

Riproduzione a balie
Spesso è necessario ricorrere all’allevamento a balie. Tutti e 4 gli autori ne hanno fatto uso, sistematico o almeno occasionale. Uno dei motivi è che le femmine di quadricolore, molto forastiche, spesso abbandonano la covata se disturbate. Innanzitutto quali balie? Alcuni autori suggeriscono l’utilizzo dei Diamanti di Kittliz, che, dicono, incontrano meno difficoltà rispetto ai passeri nello svezzamento. A parte che anche queste Erythrurae (ben più comuni e domesticate) hanno evidenti difficoltà riproduttive in purezza, la pratica è da sconsigliare. Steve Pellow, sempre lui, ci ha provato ed il risultato è stato che i pulli sono stati trovati massacrati sul fondo della voliera. Se si guarda la foto di comparazione si può comprendere il motivo. Il buccale del Kittliz è assai diverso, i genitori non possono venire ingannati! 
Coi passeri del Giappone le cosa vanno ovviamente molto meglio, ma ci sono anche qui dei problemi. I giovani quadricolori presentano modalità di richiesta del cibo, come detto, simili a quelle dei fringillidi e diversissime da quelle dei passeri, molto ritti all’impiedi e tremolanti. Finchè sono nel nido le cose vanno avanti, ma quando ne escono i passeri non riescono ad imboccarli e addirittura si spaventano al vedere questo strano, per loro, comportamento. Il trucco consiste nel lasciare il nido fino al completo svezzamento, nido in cui i giovani quadricolori possano entrare e lì, finalmente, ricevere l’agognata razione! Lasciando il nido però, la femmina del Passero può aver voglia di cominciare una nuova covata e così il problema si ripresenta. Errol Crosbie suggerisce un terzetto di maschi di passeri al posto della coppia maschio-femmina. Anche a me sembra un’ottima soluzione: 3 sono meglio di 2, i passeri allevano benissimo anche in questo modo, così si evitano nuove covate che possano far lasciare al loro destino prima del tempo i figli adottivi. 
In ogni caso, come mi ha confermato anche Jose Manuel Serna, i passeri sono ottimi genitori adottivi per i quadricolore, che permettono il superamento di parecchie problematiche. Ciononostante alcuni autori sono usi rinforzare la nidiata con imbeccate allo stecco (ottima l’energette).

Conclusioni
Come si è visto il Diamante quadricolore è specie che presenta alcune problematiche, derivanti da alcune sue proprie rigidità comportamentali ed adattative, che stanno rallentando la sua re-diffusione captiva. Peraltro le testimonianze di allevamento sono numerose, forse più all’estero che in Italia. In Italia l’unica voce che mi è arrivata (da confermare) è quella relativa ad un allevatore che li ha riprodotti con successo, utilizzando i padda come balie. Non essendo riuscito a saperne di più, mi limito a riportare la notizia.

 

Per concludere si può quindi essere ottimisti sul destino di questa specie in allevamento, di cui già alcune mutazioni di colore si stanno affermando (agata su tutte). Mi auguro di cuore che sia così: questa specie, che ho tanto amato e che considero inferiore al solo Diamante di Gould per bellezza e accostamenti cromatici, non merita proprio di scomparire!